Per orientare la nostra preghiera

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

Preghiamo

 

Perché S. Callisto interceda per noi e per il mondo attraversato da tanto dolore e ingiustizia: perché con lui percorriamo le vie del bene e cerchiamo la pace, preghiamo

 

Per la comunità ebraica romana che il 16 ottobre del 1943 subì la deportazione ad Auschwitz di oltre mille fra i suoi figli e le sue figlie, perché odio antisemita e razzismo siano vinti, e sempre possiamo tornare assieme alla fonte della Parola di Dio, preghiamo.

 

Ti preghiamo Signore per Papa Francesco e per la Chiesa intera, perché possa chiedere e testimoniare la salvezza che sgorga dal cuore di Dio, per noi e per tutto il popolo credente, preghiamo.

 

Perché giunga la pace in Ucraina, per l’accoglienza dei profughi, la riconciliazione tra i lontani, il soccorso dei bisognosi, la guarigione dei malati, preghiamo

 

 

Per nutrire il nostro cuore

 

 

Le aspirazioni del cuore, anima della preghiera

Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo, santuario»? (Sal 26, 4). Ivi infatti non c’è successione di giorni come se ogni giorno dovesse arrivare e poi passare. L’inizio dell’uno non segna la fine dell’altro, perché vi si trovano presenti tutti contemporaneamente. La vita, alla quale quei giorni appartengono, non conosce tramonto.
Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8).
Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario. Dobbiamo però riflettere che a lui non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto
bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci. Questo dono, infatti, è assai grande, mentre noi siamo tanto piccoli e limitati per accoglierlo. Perciò ci vien detto: «Aprite anche voi il vostro cuore! Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli» (2 Cor 6, 13-14).
Il dono è davvero grande, tanto che né occhio mai vide, perché non è colore; né orecchio mai udì, perché non è suono; né mai è entrato in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9), perché è là che il cuore dell’uomo deve entrare. Lo riceviamo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio.
Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto. Ma in certe ore e in determinate circostanze, ci rivolgiamo a Dio anche con le parole, perché, mediante questi segni, possiamo stimolare noi stessi e insieme renderci conto di quanto abbiamo progredito nelle sante aspirazioni, spronandoci con maggiore ardore a intensificarle. Quanto più vivo, infatti, sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto. E perciò, che altro vogliono dire le parole dell’Apostolo: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17) se non questo: Desiderate, senza stancarvi, da colui che solo può concederla quella vita beata, che niente varrebbe se non fosse eterna?

(Sant’Agostino, Lettera a Proba)

 

 

Il fondamento di questo edificio è Cristo stesso

Noi tutti che crediamo in Gesù Cristo, siamo chiamati pietre vive, come afferma la Scrittura: Voi pure siete pietre vive, edificate in tempio spirituale per un sacerdozio santo, per offrire vittime spirituali, gradite a Dio per mezzo di Gesù Cristo (1 Pt. 2, 5).
Sappiamo per esperienza che, quando si tratta di pietre terrene, si ha cura di porre per prime – nelle fondamenta – le pietre più solide e resistenti, in modo da poter sovrapporre a queste, con sicurezza, il peso di tutto l’edificio: le pietre che seguono, un po’ inferiori come qualità, vengono disposte vicino alle pietre che sono nelle fondamenta. Quelle un po’ scadenti vengono collocate un po’ sopra alle pietre di fondazione e quelle più scadenti ancora sono disposte in alto, vicino al tetto. Il paragone delle pietre da .costruzione si applica anche alle pietre vive, di cui alcune sono poste a fondamento di questo edificio spirituale. Chi sono dunque costoro che sono collocati nelle fondamenta? «Gli Apostoli e i Profeti». Lo afferma San Paolo, che insegna così: …Edificati – dice – sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo pietra angolare lo stesso Gesù Cristo Signor nostro (Ef. 2, 20).
Per prepararti dunque in maniera più pronta alla costruzione di questo edificio, per essere una delle pietre più vicine alle fondamenta, sappi, o tu che mi ascolti, che il fondamento di questo edificio che abbiamo ora descritto, è Cristo stesso. Così infatti dice l’apostolo Paolo: Nessuno può porre altra base oltre quella che c’è già, che è Cristo Gesù (I Cor. 3, 11). Beati quindi coloro che hanno costruito edifici religiosi e santi sopra un fondamento così nobile!
Ma in questo edificio della Chiesa ci deve essere un altare. Perciò io penso che fra voi – pietre vive – coloro che sono capaci e disposti ad attendere alla preghiera, ad offrire a Dio implorazioni di giorno e di notte e ad immolare le vittime delle loro suppliche, sono appunto quelli con cui Gesù edifica l’altare.
Considera ora la lode che si attribuisce a queste pietre d’altare: Edificò un altare – dice la Scrittura – secondo la legge di Mosè; un altare fabbricato di pietre non levigate e non tocche dal ferro (Giosuè 8, 31). Chi pensi siano queste pietre intatte? Ciascuno in coscienza sa se è intatto, puro e senza macchia nella carne e nello spirito… lo penso senz’altro che queste pietre integre e incontaminate possano essere i santi apostoli, che formano tutti insieme un solo altare per l’unione dei loro cuori e delle loro anime. La Scrittura riferisce infatti che tutti perseveravano concordi nella preghiera (Atti 1, 14) e insieme dicevano: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti (Atti 1, 24). Costoro dunque, che erano in grado di pregare unanimi ad una sola voce e con un solo spirito, sono ben degni di essere scelti a costruire tutti insieme un solo altare, sul quale Gesù offre un sacrificio al Padre. Ma anche noi dobbiamo sforzarci di parlare e di sentire tutti allo stesso modo: non operando per spirito di rivalità o per vanagloria, ma restando saldi in un solo spirito e .concordi negli stessi sentimenti (cfr. I Cor. 1, 10; Fil. 2, 3), per poter divenire anche noi pietre adatte alla costruzione dell’altare.

(Origene, Homilia IX, 1-2: PG 12, 871-872)