Il Vangelo di  domenica 9 maggio 2021

Abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità. Così scrive Papa Francesco nella Lettera Apostolica “Aperuit illis” con cui ha istituito la Domenica della Parola di Dio.
Tutti dunque abbiamo bisogno di metterci alla scuola della Parola e questa pagina, con il Vangelo della domenica, le intenzioni di preghiera e le parole di quanti, oggi e nel passato, sono stati amici di Gesù, ci accompagna.

 

 

Per orientare la nostra preghiera

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

 

 

Per orientare la nostra preghiera

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore

 

 

Preghiamo

 

Perché il Signore, che ci chiama amici,  ci aiuti ad aprire il nostro cuore al comandamento dell’amore e rinnovi nella nostra vita i prodigi della sua misericordia. Preghiamo

 

Per il nostro vescovo, Papa Francesco e per la Chiesa: perché guidata dall’amore universale di Dio susciti nel cuore degli uomini e dei popoli il desiderio della pace e della fratellanza. Preghiamo

 

Perché cessi il tempo dell’odio, perché termini ogni guerra, perché si tornino a cercare vie di dialogo e di  riconciliazione. Perché guardiamo il mondo con gli occhi del Signore e non disperiamo mai anche nelle situazioni più difficili, invocando sempre la pace con la fiducia di essere esauditi. Preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per chi lotta contro la morte, per chi soffre, per chi è gravemente malato: perché trovi in te soccorso, guarigione, salvezza. Libera il mondo dalla Pandemia. Preghiamo

 

 

 

Per nutrire il nostro cuore

 
 

La gioia è il sigillo del cristiano

La vocazione cristiana è questo: rimanere nell’amore di Dio, cioè, respirare, vivere di quell’ossigeno, vivere di quell’aria. Rimanere nell’amore di Dio. E con questo chiude la profondità del suo discorso sull’amore e va avanti. E com’è l’amore suo? “Come il Padre ha amato me, anche Io ho amato voi”. E’ un amore che viene dal Padre. Il rapporto d’amore fra Lui e il Padre è anche un rapporto d’amore fra Lui e noi. E a noi chiede di rimanere in questo amore, che viene dal Padre”.

La gioia, che è come il segno del cristiano. Un cristiano senza gioia o non è cristiano o è ammalato. Non c’è un’altra! La sua salute non va bene lì! La salute cristiana. La gioia! Una volta ho detto che ci sono cristiani con la faccia da peperoncino in aceto… Sempre la faccia così! Anche l’anima così, questo è brutto! Questi non sono cristiani. Un cristiano senza gioia non è cristiano. E’ come il sigillo del cristiano, la gioia. Anche nei dolori, nelle tribolazioni, nelle persecuzioni pure.

Lo Spirito Santo è il dono, il dono che ci dà la pace, che ci insegna ad amare e che ci riempie di gioia. Nella preghiera abbiamo chiesto al Signore: ‘Custodisci il tuo dono. Abbiamo chiesto la grazia che il Signore custodisca lo Spirito Santo in noi. Il Signore ci dia questa grazia: di custodire sempre lo Spirito Santo in noi, quello Spirito che ci insegna ad amare, ci riempie di gioia e ci dà la pace”.

(Papa Francesco,  Omelia del 22 maggio 2014)

 

 

La scuola dell’amore

Dice infatti Gesù: “Questi è il mio comandamento, che vi amiate l’un l’altro”, come a dire: “Comando molte cose per bocca dei ministri, ma questo è quanto raccomando io in modo speciale”. E altrove dice: “Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l’un l’altro”. Per dimostrare dunque che siamo discepoli della verità, amiamoci gli uni gli altri. E in questo amore restiamo vigilanti con una triplice attenzione, poiché “Dio è carità”. A questo amore che è Dio dobbiamo tutta la nostra attenzione, perché nasca, cresca, e si mantenga.

Nasce quando nutri il nemico, quando gli dai da bere, perché “facendo così accumuli sul suo capo carboni ardenti”. I carboni ardenti sono le opere di carità, che vengono accumulate sul diavolo, che è il capo di tutti i malvagi, in modo che questo capo scompaia, e nasca in loro come capo Dio, che è carità.

L’amore cresce se aiuti qualcuno che si trova nella necessità, se dai un prestito a chi te lo chiede, se apri il tuo cuore a un amico. Si conserva se con le parole e con le azioni vai incontro ai desideri dell’amico, offrendo anche ciò che non sembra strettamente necessario. Si mantiene anche, e cresce, quando offri un volto di bontà, una parola di dolcezza, un gesto radioso. Così l’amore, che si esprime nel volto e con la parola, riceve conferma dal gesto buono e radioso, poiché il far vedere un’azione costituisce la prova d’amore.

(San Bernardo)

 

Dare la vita per gli amici

Quanti ci accostiamo alla mensa del Signore, dove riceviamo il corpo e il sangue di colui che ha offerto la sua vita per noi, dobbiamo anche noi dare la vita per i fratelli.

Il Signore, fratelli carissimi, ha definito l’apice dell’amore, con cui dobbiamo amarci a vicenda, affermando: Nessuno può avere amore più grande che dare la vita per i suoi amici (Gv 15,13). A quanto aveva detto prima: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi (Gv 15,12), aggiunge quanto avete appena ascoltato: Nessuno può avere amore più grande che dare la vita per i suoi amici. Ne consegue ciò che questo medesimo evangelista espone nella sua lettera: Allo stesso modo che Cristo diede per noi la sua vita, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli (1Gv 3,16), precisamente amandoci a vicenda come ci amò Cristo che diede la sua vita per noi. È quanto appunto si legge nei Proverbi di Salomone: Se ti siedi a mangiare con un potente, guarda e renditi conto di ciò che ti vien messo davanti, e, mentre stendi la mano, pensa che anche tu dovrai preparare qualcosa di simile (Pro 23,1-2). Quale è la mensa del potente, se non quella in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la sua vita per noi? Che significa sedere a questa mensa, se non accostarvisi con umiltà? E che significa guardare e rendersi conto di ciò che vien presentato, se non prendere coscienza del dono che si riceve? E che vuol dire stendere la mano pensando che anche tu dovrai preparare qualcosa di simile, se non quel che ho detto sopra e cioè: come Cristo diede la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo esser pronti a dare la nostra vita per i fratelli? È quello che dice anche l’apostolo Pietro: Cristo soffrì per noi, lasciandoci l’esempio, affinché seguiamo le sue orme (1Pt 2,21). Ecco cosa significa preparare altrettanto. È questo che hanno fatto i martiri con ardente amore; e se noi non vogliamo celebrare invano la loro memoria, e non vogliamo accostarci invano alla mensa del Signore, alla quale anch’essi sono stati saziati, è necessario che anche noi, come loro, ci prepariamo a ricambiare il dono ricevuto. Alla mensa del Signore, perciò, non commemoriamo i martiri nello stesso modo che commemoriamo quelli che riposano in pace; come se dovessimo pregare per loro, quando siamo noi che abbiamo bisogno delle loro preghiere onde poter seguire le loro orme, in quanto essi hanno realizzato quella carità, che il Signore definì la maggiore possibile. Essi infatti hanno dato ai loro fratelli la medesima testimonianza di amore che essi stessi avevano ricevuto alla mensa del Signore.

(Sant’Agostino, Omelia 84)

 

 

Il Vangelo della Domenica

 

 

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